La Suprema Corte con sentenza n. 27066 del 1 luglio 2016, ha confermato la responsabilità di entrambi gli imputati del delitto di omicidio colposo, evidenziando che “il sinistro, era avvenuto «in una situazione di evidente violazione delle norme destinate alla sicurezza dei lavoratori e alla prevenzione degli infortuni, dovendosi rimarcare come, laddove vi siano zone di pericolo per la natura del lavoro ivi svolto, incomba sul datore di lavoro l’obbligo di delimitarne l’area e impedirne l’accesso, nonché di garantire anche la circolazione dei pedoni e dei veicoli possa avvenire in modo sicuro (artt. 8 e 11 d.P.R. 27 aprile 1955, n. 547; art. 64 D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81)». La violazione delle suddette norme antinfortunistiche – riscontrata dal personale Dipartimento Prevenzione e Sicurezza dell’Asl – aveva reso «la zona oltre modo pericolosa per l’incolumità dei lavoratori, in quanto costantemente frequentata da carrelli elevatori in movimento»; e, d’altra parte, la circostanza che i carrelli dovessero necessariamente avvicinarsi alle zone di lavoro, avrebbe dovuto maggiormente indurre l’imprenditore a marcare i limiti assolutamente invalicabili da tali mezzi, o quanto meno, una fascia di rispetto tra la zona destinata al transito dei carrelli e quella utilizzata dai lavoratori a piedi. Quanto poi all’ulteriore addebito di colpa specifico (costituito dal fatto che il carrello era sprovvisto di specchietto retrovisore), la Corte ha osservato che detta carenza aveva reso ancora più rischiosa la manovra di ripartenza del carrello, la cui movimentazione comporta notoriamente frequenti rotazioni e spostamenti laterali: se il carrello fosse stato dotato dello specchietto retrovisore, il conducente avrebbe potuto ottenere una più chiara prospettiva della distanza intercorrente tra il veicolo ed il collega ed avrebbe potuto ispezionare la zona ove quest’ultimo stazionava, prima di far ripartire il carrello.”
I fatti: il legale rappresentante ed il dipendente alla guida del carrello elevatore erano stati tratti a giudizio davanti al Tribunale per aver concorso a cagionare la morte di un altro dipendente, investito con un carrello elevatore, per distrazione e per mancato corretto controllo del veicolo da parte del conducente, mentre entrambi i lavoratori erano impegnati in incombenze lavorative. Tale evento era stato causato altresì dalla inidoneità del luogo di lavoro rispetto ai requisiti previsti dalla normativa antifortunistica in materia di delimitazione e separazione delle vie di circolazione dei mezzi di passaggio o stazionamento dei lavoratori a piedi (art. 64 citato), oltre che da carenze di sicurezza riscontrate nel carrello elevatore, in relazione al mancato funzionamento dell’avvisatore acustico e del girofaro, all’assenza di specchio retrovisore ed allo stato deteriorato delle gomme (art. 71 D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81).